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Il Leviatano: il mostro marino della Bibbia!

26 ago
Tempo di lettura: 6 min

Tra le immagini più affascinanti e misteriose dell’Antico Testamento troviamo quella del Leviatano, una creatura associata al mare, al caos e alle potenze ostili a Dio.

Uno dei testi più significativi si trova nel Salmo 74:

«Tu, con la tua forza, dividesti il mare, spezzasti la testa ai mostri marini sulle acque, spezzasti la testa al leviatano, lo dèsti in pasto al popolo del deserto.»

A cosa si riferisce il salmista? Sta descrivendo una creatura realmente uccisa da Dio? Sta parlando dell’Esodo? Oppure utilizza un linguaggio simbolico?

Per comprenderlo dobbiamo entrare nel mondo poetico e teologico dell’Antico Testamento.


Il punto di partenza: l’Esodo

La prima frase ci offre una chiave importante:

«Tu, con la tua forza, dividesti il mare».

Il riferimento più naturale è alla liberazione d’Israele dall’Egitto, quando Dio aprì il Mar Rosso permettendo al suo popolo di attraversarlo.

Il Salmo 74, però, non si limita a raccontare nuovamente l’avvenimento. Lo interpreta attraverso un linguaggio molto più grande.

Dio non ha semplicemente aperto un mare: ha manifestato la sua autorità sulle forze che sembravano impossibili da dominare.

Subito dopo, infatti, leggiamo:

«spezzasti la testa ai mostri marini sulle acque».

La parola ebraica utilizzata è תַּנִּינִים (tannînîm), plurale di tannîn, termine che può indicare grandi creature marine, serpenti o mostri.

Nella poesia biblica queste creature possono diventare immagini delle forze del caos e delle potenze che si oppongono all’opera di Dio.


Chi è il Leviatano?

Il versetto successivo diventa ancora più esplicito:

«spezzasti la testa al leviatano».

Il termine ebraico è לִוְיָתָן (Liwyātān).

Il Leviatano compare in diversi passi dell’Antico Testamento, tra cui Giobbe 41, Salmo 104:26 e Isaia 27:1.

In Isaia leggiamo:

«In quel giorno il SIGNORE punirà con la sua spada dura, grande e forte, il leviatano, serpente guizzante, il leviatano, serpente tortuoso, e ucciderà il mostro che è nel mare.»

Il Leviatano può quindi rappresentare, soprattutto nel linguaggio poetico e profetico, la potenza caotica, ostile e apparentemente incontrollabile che viene definitivamente sottomessa da Dio.

Questo non significa necessariamente che Salmo 74 stia raccontando l’uccisione letterale di un gigantesco animale marino durante l’Esodo.

Il significato è principalmente teologico:

ciò che per l’uomo appare incontrollabile è completamente sotto l’autorità di Dio.


Il collegamento con l’antico mondo cananeo

Per comprendere ancora meglio questa immagine è utile conoscere il contesto culturale del Vicino Oriente antico.

Raffigurazione del dio Baal che combatte contro la creatura marina Lotan
Raffigurazione del dio Baal che combatte contro la creatura marina Lotan

Nei testi ritrovati nell’antica città di Ugarit troviamo racconti nei quali il dio Baal combatte contro Yam, il Mare, rappresentazione delle forze caotiche.

Compare inoltre una creatura chiamata Lotan, un mostro marino serpentino il cui nome è linguisticamente molto vicino all’ebraico Liwyātān, Leviatano.

Lotan viene descritto attraverso immagini sorprendentemente simili a quelle che troviamo nella Bibbia: un serpente fuggitivo o tortuoso associato alle potenze marine.

Questo non significa che la Bibbia stia semplicemente copiando la mitologia cananea.

Accade qualcosa di teologicamente molto più interessante.

Gli autori biblici possono utilizzare immagini conosciute nel loro ambiente culturale per trasmettere un messaggio radicalmente differente:

YHWH non combatte contro un dio rivale che potrebbe minacciare la sua sovranità.

Il Leviatano non è alla pari con Dio.

È completamente sottoposto alla sua autorità.


Un dettaglio importante: «le teste» del Leviatano

Nell’ebraico di Salmo 74:14 troviamo letteralmente un riferimento alle «teste del Leviatano» al plurale.

Questo particolare rende ancora più interessante il collegamento con l’antico immaginario del mostro marino dalle molte teste.

Il salmista utilizza quindi un’immagine conosciuta per proclamare qualcosa di molto preciso:

il Dio d’Israele ha sconfitto completamente le potenze del caos.

Non esiste una forza nell’universo capace di competere realmente con Lui.


Il collegamento diventa ancora più interessante tornando al racconto della creazione.

Genesi 1:21 afferma:

«Dio creò i grandi animali marini».

In ebraico troviamo: הַתַּנִּינִם הַגְּדֹלִים — hattannînim haggedōlîm cioè, letteralmente, i «grandi tannin».


È la stessa famiglia linguistica dei «mostri marini» presenti in Salmo 74.

Il messaggio di Genesi è straordinario nel contesto del mondo antico.

Quelle realtà che altri popoli potevano rappresentare come potenze divine o forze cosmiche indipendenti vengono semplicemente presentate come creature di Dio.

Non sono dèi. Non sono rivali. Sono creature.

E Genesi 1 non descrive neppure una vera battaglia cosmica. Dio parla e la creazione obbedisce.

La sovranità divina è assoluta.


Creazione ed Esodo: Dio separa nuovamente le acque

A questo punto emerge uno dei grandi temi della teologia biblica.

Esiste una sorprendente corrispondenza tra Creazione ed Esodo.

Nella Genesi Dio separa le acque e fa emergere l’asciutto.

Nell’Esodo Dio separa nuovamente le acque e Israele attraversa il mare sull’asciutto.


Possiamo rappresentare il parallelismo così:

Genesi:acque, separazione, terra asciutta, vita

Esodo:mare, separazione, terra asciutta, liberazione, nascita di un popolo

L’Esodo può quindi essere letto teologicamente come una sorta di nuova creazione.

Dio prende un popolo immerso nella schiavitù e lo conduce attraverso le acque verso una nuova esistenza.

Il Dio che ha ordinato il caos all’inizio della creazione è lo stesso Dio che domina il mare per salvare Israele.


Il Faraone come mostro marino

Faraone
Faraone

Esiste un ulteriore collegamento biblico molto importante.

Il profeta Ezechiele descrive il faraone d’Egitto utilizzando proprio l’immagine del mostro acquatico:

«Eccomi contro di te, faraone, re d’Egitto, grande mostro che giaci in mezzo ai tuoi fiumi.» Ezechiele 29:3

Il termine utilizzato è ancora tannîn.

Questo ci permette di comprendere come il linguaggio del mostro marino possa assumere anche una dimensione storica e politica.

Quando Salmo 74 racconta che Dio spezza le teste dei mostri marini e del Leviatano, quindi, possono sovrapporsi diversi livelli di significato:

il caos primordiale, il mare, le potenze ostili e l’Egitto sconfitto durante l’Esodo.

Non è necessariamente necessario scegliere un solo significato. La forza della poesia biblica consiste proprio nella capacità di sovrapporre queste immagini.


«Lo dèsti in pasto al popolo del deserto»

Rimane una delle espressioni più difficili del Salmo 74, perché non esiste nel racconto dell’Esodo un episodio nel quale gli Israeliti mangiano letteralmente il Leviatano.

L’espressione deve quindi essere compresa principalmente come linguaggio poetico di vittoria e umiliazione del nemico.

La creatura gigantesca e apparentemente invincibile viene abbattuta al punto da diventare preda. L’immagine comunica la completezza della vittoria di Dio.

Ciò che terrorizzava gli uomini viene completamente sconfitto dal Signore.


Per comprendere pienamente questi versetti dobbiamo però considerare il contesto dell’intero Salmo.

Salmo 74 è un lamento comunitario.

Il santuario è stato devastato, i nemici sembrano aver trionfato e il popolo non comprende perché Dio non intervenga.

È proprio in mezzo a questa crisi che il salmista ricorda:

«Tu, con la tua forza, dividesti il mare… spezzasti la testa al leviatano».

Il senso della preghiera diventa allora potentissimo.

Il salmista sta dicendo, in sostanza:

«Dio, guarda il caos che ci circonda. Ma noi sappiamo chi sei. Tu hai già dominato il mare. Tu hai già sconfitto Leviatano. Tu hai già abbattuto le potenze che sembravano invincibili. Perciò puoi intervenire ancora.»

Il ricordo delle opere passate di Dio diventa la base della fede per affrontare la crisi presente.


Subito dopo aver parlato del Leviatano, infatti, il salmista continua:

«Tu facesti sgorgare fonti e torrenti; tu prosciugasti fiumi perenni. A te appartiene il giorno, tua è anche la notte; tu hai stabilito la luna e il sole. Tu hai fissato tutti i confini della terra…»

Salmo 74:15-17


Il quadro diventa chiarissimo.

Il salmista sta parlando della sovranità cosmica di Dio.

Mare, fiumi, giorno, notte, sole, terra e stagioni: tutto appartiene a Lui.

Il Leviatano, quindi, non è il protagonista del racconto.

Il protagonista è YHWH.


Dal caos alla nuova creazione

Questo tema attraversa sorprendentemente tutta la Bibbia.

In Genesi, Dio mette ordine nelle acque e crea un mondo abitabile.

Nell’Esodo, Dio divide il mare e libera il suo popolo.

Nel Salmo 74, Dio spezza le teste del Leviatano.

In Isaia 27, il Signore annuncia la sconfitta definitiva del Leviatano.


E arrivando all’ultimo libro della Bibbia troviamo un’immagine particolarmente suggestiva:

«Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più.»

Apocalisse 21:1


L’espressione «il mare non c’era più» può essere letta anche alla luce di questo grande simbolismo biblico. Non riguarda necessariamente soltanto la geografia della nuova creazione: il mare, nell’immaginario biblico, può rappresentare anche caos, minaccia, separazione e potenze ostili.

Alla conclusione della storia biblica, tutto ciò che si oppone all’ordine e alla presenza di Dio è definitivamente sconfitto.

La Bibbia inizia con le acque sulle quali lo Spirito di Dio aleggia e termina con una creazione nella quale il caos non costituisce più alcuna minaccia.


Conclusione

Salmo 74:13-14 non vuole principalmente soddisfare la nostra curiosità sull’esistenza fisica del Leviatano.

Il suo messaggio è molto più profondo.

Il Leviatano rappresenta ciò che appare enorme, caotico, minaccioso e impossibile da controllare.

Ma davanti a Dio persino Leviatano viene sconfitto.

Il Dio che separò le acque nella creazione è lo stesso Dio che aprì il mare nell’Esodo. Il Dio che liberò Israele dall’Egitto è lo stesso Dio che il salmista invoca nel momento della crisi.

Ed emerge così una delle grandi dichiarazioni teologiche del Salmo 74:

il caos può essere fuori dal nostro controllo, ma non è mai fuori dal controllo di Dio.

Le potenze possono sembrare invincibili, il mare può sembrare impossibile da attraversare e Leviatano può apparire troppo grande per essere sconfitto.

Ma nessun Leviatano è alla pari con Dio.

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